Monthly Archive for luglio, 2010

Introducing Il signor Castagneti in “Castagneti e l’attacco dei bolidi”

Also Zoidberg. Yes! In your face, Gandhi! No. We’re on the top. We’re rescuing ya. That’s right, baby. I ain’t your loverboy Flexo, the guy you love so much. You even love anyone pretending to be him!

Fry, we have a crate to deliver. A true inspiration for the children. And until then, I can never die?

Dear God, they’ll be killed on our doorstep! And there’s no trash pickup until January 3rd. I’ll get my kit! Why would I want to know that?

Goodbye, cruel world. Goodbye, cruel lamp. Goodbye, cruel velvet drapes, lined with what would appear to be some sort of cruel muslin and the cute little pom-pom curtain pull cords. Cruel though they may be… Kids have names? You guys go on without me! I’m going to go… look for more stuff to steal! Bender, hurry! This fuel’s expensive! [pause] Also, we’re dying!

Son, as your lawyer, I declare y’all are in a 12-piece bucket o’ trouble. But I done struck you a deal: Five hours of community service cleanin’ up that ol’ mess you caused. I’m sure those windmills will keep them cool. What kind of a father would I be if I said no? I’m sorry, guys. I never meant to hurt you. Just to destroy everything you ever believed in. Hello, little man. I will destroy you!

Gespenst eines Genies

E’ così

Uno pensa che dopo una gioventù misera ed iniqua debba seguire di necessità un’età adulta ricca e di successo. E’ che te lo insegnano Hollywood e la tivù, ma è sbagliato. Dopo una gioventù misera ed iniqua segue al più, statisticamente, un’età adulta grigia e mediocre.

Temo di aver preso i funghi.

E poi c’è una cosa che ho realizzato poco fa: è pieno di bimbi e preadolescenti paffutelli che crescendo si asciugano e diventano bei figlioli! Che bello dev’essere fare una simile trasformazione, e che belle persone devono venirne fuori.

Bah!

Dialetticamente: lo zotico è fatalista. E questo è bene. L’uomo di mondo ha manie di protagonismo e crede di potersi plasmare un destino. E questo è male! Il vero saggio ridiventa fatalista. E questo è ancora meglio di prima.

C’è da chiedersi come la mia bisnonna abbia retto la morte di dieci figli e la miseria e la carestia? Tanta beata ignoranza e quell’istinto primordiale di sopravvivenza, quell’uncino ancorato saldamente alla vita che qualcuno pensò bene di condire col concetto di “Provvidenza”. Tra l’altro sono dell’idea che esista una linea-zero della felicità, proprio biologicamente, e che tutti, bene o male, dalla bambina africana magra magra e infibulata al ventenne milanese borghesino e nichilista, ruotiamo intorno a quest’asse. Pardon, che tutti bene o male blabla ruotiate intorno a quest’asse. Io mi ascrivo ad un’altra categoria, se permettete (la banca xe mia, cara voce fuoricampo): quella dei malinconici piagati che fisiologicamente, per questo o quell’altro fattore ambientale, si situano una decina o ventina di tacche al di sotto (all’equilibrio). In totale contraddizione (ma anche no) con questa mia teoria, credo che il benessere – storicamente – faccia male, crei uomini e donne di mondo (e di strada) con notevoli gatte esistenziali da pelare e tanta infelicità. Purtroppo elargisce gli strumenti per passare dalla fase 1 alla fase 2 con grande generosità e facilità, ma dispoticamente il suo canto di sirena impedisce il passaggio dalla fase 2 alla fase 3. (Come a Cuba, sotto certi aspetti). E castra la dialettica.

Ma poi vogliamo parlare del valore formativo del dolore? Tappa obbligata verso la santità. En passant: mi pare che ultimamente ci sia un po’ troppa preoccupazione di rinchiudere bambini e adolescenti in gabbie dorate, fare di tutto per evitarne i traumi, essere genitori modello e rifuggire l’errore come la peste. Così per il bambino è un trauma e una cicatrice esiziale avere due genitori omosessuali, o una madre pornostar, o un padre galeotto per qualche furbizia fiscale. Vengono su tarlati, si dice. E ben venga no? Cosa sarà un bambino vissuto in una bolla di sapone? Un adulto poco interessante, di certo. E’ inutile sforzarsi di evitare l’errore, ché il più delle volte si genera un tarlo anche peggiore. La naturalezza prima di tutto.

La paura del dolore è anche colpa del benessere, credo. Una scena che mi è familiare è l’iPod in riproduzione (più o meno) casuale durante una festa o festicciola o un chillout postfesta o postfesticciola. Parte la canzone non dico triste, ma un po più introspettiva del solito “tunz tunz” (o del pezzo dance anche bello, accattivante melodicamente, ma pur sempre monocorde). Mai capitato di vedere due o tre che si fiondano sull’iPod a cambiare canzone? A me sì diverse volte. Sarà una lettura sempliciotta, ma non ci vedo altro che la paura di mettersi nella condizione di guardarsi dentro e magari scoprire un vuoto. Si va avanti e si ignora quel biscio che a volte vien su per la gola attraverso la pancia, si corre, si fugge. Se ti volti e scorgi che anche tu hai un’ombra… è finita. Un po’ come stare ad un rave party a venti centimetri dalle casse, e ballare e ballare e non volersi mai fermare e sapere che se ti fermi necessariamente tracolli. (Mi spiace il tono da Maria Rita Parsi di quest’ultimo paragrafo, un po’ me ne vergogno, ma non è mica che posso permettermi il lusso di dare una forma decente a questi pensierucci stantii, c’ho altro da fare). In questo la differenza tra me e il ventenne milanese borghesino e nichilista è che lui è in fuga perenne dalla sua nemesi, io invece ci vado a braccietto e mi ci crogiolo (e c’ho pure chiesto l’amicizia su Facebook).

Poi c’è tutto il discorso sull’attimo di felicità, sugli echi che di esso si ripercuotono su uno spirito malinconico, sul credere di aver vinto (col fatalismo) la paura della morte per poi ritrovarsi (dialetticamente) dinnanzi all’atterrimento estetico dato dalla consapevolezza della caducità dell’attimo bello, blabla (con sottili rimandi allo sfrenato edonismo infantile da giocattolo, ah che bei tempi). Magari un’altra volta, ché tante cazzate così tutte d’un fiato nuocciono gravemente alla salute. (Come si chiama la figura retorica con cui si svilisce tutto quello che si dice per l’intimo sospetto che si sia cagato fuori dal vaso? Ecco, di quella non posso proprio farne a meno, nel caso non si fosse notato. E rilevarlo non mi scusa, nossignore! Quanta autoindulgenza).