La bambina era ormai spiritata. La ficchiamo in macchina, morde mio cugino sopra il polso, urla “Cazzo!”. Il cielo grigio, nuvoloso, ci lasciamo alle spalle la villetta di mia zia, mi metto alla guida, andiamo verso il passaggio a livello. Mio cugino si siede davanti con me, o forse dietro con la sua sorellastra indemoniata. Lei quasi vomita verde, dice “Voglio andare a…” un posto che non ricordo. Io mi ci dirigo di corsa, lei nel frattempo comincia a parlare senza senso, o a rivelare sensi reconditi che un povero cretino che si sta letteralmente cagando in mano dalla paura e dai nervi a fior di pelle mentre guida non ha tempo barra modo di interpretare. La prozia cadavere sul sedile posteriore mugugna una roba incomprensibile. La mocciosa dice di sapere che dice. Decifra un messaggio in cui la vecchia si lamenta di noi giovani, del nostro sbadato vivere esteticamente, e profetizza merda per tutti. Mio cugino lì, è sempre stato un tantino più idiota e lesso del normale però sempre un buontempone, un buon compagno di avventure, anche lui se la fa addosso, non sappiamo come gestire la situazione. Mi soffocano gli interni in pelle di daino della macchina, non è manco mia, non so manco guidarla, che cesso di macchina. Io sta situazione l’avevo sognata, non ricordo però se assecondavo o non assecondavo la mocciosa, che si fa più diabolica ad ogni secondo. Folle. A un certo punto no cazzo, appena girato l’angolo dietro il passaggio a livello approfitto di un parcheggio e tento un’inversione di marcia. A lei non va mica bene. Tira fuori una pistola me la punta alla giugulare. Spara. Porca troia è così che ci si sente? E’ così che doveva finire? No per la verità non finisce niente, non sento niente. Come prima.
Però mi tocco il collo e che diamine, il buco del proiettile c’è, bello grosso.

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