Grandine. Un impeto
fresco si schianta in
faccia. A fiotti si
incastrano chicchi di
polistirolo al cemento
crepato.
Storni di spruzzi
biancastri si sfrangono a
terra di sbieco.
Le foglie e le siepi
convulse che roteano
assieme le teste, signore
bigotte che chiosano
in coro sul tempo
riottoso.
Le fronde degli alberi
svettano il cielo,
somigliano a gente di
porto alle prese con vele
in burrasca e le funi
agitate dal vociferare dei
venti.
Odore di anguria nell’aria.
Gli spruzzi si frustano
contro la pelle,
atomisticamente,
lasciandone i sensi
sconvolti frizzanti.
Cascate di pioggia
slittando su tetti cristalli
di macchine e tegole
incaute vibranti poi
cascano a terra, il rumore
dei cocci fluisce
armonioso nel grande
complesso di rombi.
Pastoni di ghiaccio
fondendosi a terra raduni
di processionarie.
Odor di pinoli pungente
in centro città.

