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Fantasmi da un passato lontanissimo (o forse no?)

06-07 Carcerati a cielo aperto

Vecchi pazzi cantilenano un’ucronico Rosario, poi sublimi soffocano ridolini riasfissiando le fiammelle di anime convulse (ma ravvivando i loro giocondi animi, sopiti sotto scheletrici massi).
Tintinnare di chiavi. Sussultare di portoni.
Piante, siepi e nosocomi si riavvolgono alla matassa del mondo, abdicando in favore di un fragile silenzio.
E il tutto tace, scavando silente dentro l’ombra un buio acerbo bucherellato da quello: solo al mondo, riluce il tremolio di una pupilla labile.
L’onniscienza nel nulla più stabile…

Miscuglio di tempere

L’uggia di un mattino martire
trasforma gli aneliti in chimici orgogli
da coccolare,
adagiati sulle proterve strìe
d’un’esistenza crocifissa.

CATHARSIS KEYNOTE

Macinare parole
Germinare prospettive
ai margini di un cielo
difforme.

Fingersi addormentati per sfuggire occasioni sociali. E in questo sentirsi molto affini a quegli animali che, per scampare ad un predatore, si fingono morti.

Impressionistmo (una vecchia creazione un po’ troppo nauseabondamente classicheggiante)

Luce
Colori smontati dal cielo di Eburno.
Ammaina lo spirito il pescator mansueto
temprato
dall’angue del mare in burrasca.
Di soffi e di imbrogli
vocifera il porto da sotto’l gabbano.
Risente del verno la spuma pelagia
che guizza, gorgoglia,
s’ammanta turchina,
vorteggia, salmastra,
s’increspa e si stizza.
Si annusa la legna
che d’aspro sprofonda
da narici, a fremiti, a membra,
l’umido radicale risembra.
Riecheggia un lavorio color dell’ambra,
catene fragorose in moto,
stornire di gabbiani e di gran gente
Cornice dell’idillio che sgretola
e dissolve, prorompente,
la continuità
tra
corpo
e
mente…

Edouard Manet, iIl porto di Calais/i, 1864-65 circa

Edouard Manet, Il porto di Calais, 1864-'65 circa

Mi piaceva molto, anche se neologismi come “vorteggia” (sembra dialetto romanesco), espressioni come “l’umido radicale risembra” o “da sotto’l gabbano” (per non parlare del titolo…), sinestesie goffe come “riecheggia un lavorio color dell’ambra” sono davvero troppo. Magari un giorno ci rimetterò mano…