Tag Archive for 'metastoria e cazzate'

Antropologia comparata con non-morale e nonmorale

Peregrini spolpati
e paghi ottentoti.

Luccichio luciferino?
Insipida tautologia.

Matriosche di nullità
lor malgrado beffarde.

Sul neoclassico

Ci vedo qualcosa di antropologico, nella quantità di imballaggi dei prodotti al supermercato: si noti che è inversamente proporzionale al livello di confezionamento dell’uomo di oggi. Rimpiango i tempi (che mai ho vissuto) quando eravamo tutti un po’ meno sboccati, un po’ più vascolarizzati alle guance, quando la discretezza era un’equazione ancora inserita nel sistema dei rapporti interpersonali. Quanto è bella la sobrietà? L’uomo classico aveva la pelle perfetta; l’uomo romantico una ferita profonda, sangue che cola, uno schifo impressionante, urla fastidiose udibili a chilometri di distanza, un rantolare continuo; all’uomo neoclassico rimane una cicatrice, pure gradevole esteticamente. O per dirla in un altro modo: di una banconota controluce ci si può perdere ad osservare i riflessi e i luccichii fluorescenti della filigrana; un lingotto controluce oscura il sole, è pesante da tenere in mano, buono solo al monte dei pegni o dall’orefice, che ne fa, si noti, qualcosa di molto più etereo e gradevole. Dovrebbe passare più aria, ultimamente, tra le maglie dell’umano. Puzziamo un po’ tutti di sudore. Accusarono Ravel che il suo Tombeau de Couperin fosse fin troppo leggero, per essere dedicato a dei morti di guerra. Lui rispose dicendo che era già fin troppo pesante la morte, figuriamoci a lagnarsi con una marcia funebre di chopiniana memoria. Questa era la risposta per far tacere i sempliciotti; in realtà da quei piccoli pezzi pianistici traspare un senso di morte vertiginosamente evoluto, ma pienamente introiettato in forme terse e armoniosi giochi di luce e d’acqua. Carezze che vogliono dire molto. Si proclamava classico, che nella prospettiva della contemporaneità può essere sinonimo di neoclassico. Amava, come molti della sua cricca, la forma che filtra, mitiga, stempera e codifica, restituendo un piccolo cristallo in cui, se sei neoclassico anche tu, puoi vedere il mondo riflettersi e rifrangersi infinite volte. L’arte classica non è che non abbia emozioni, è che le impacchetta, ha il senso del regalo, insomma. Spacchettatele tu nella tua testa, se ne sei capace e non sei abbastanza ottuso da voler la pappa pronta, sempre a tutti i costi. Testa romantica. Il neoclassico e il malinconico la smettono di fare gli eroi tragici, si armano di ironia e di buone maniere. Hanno capito a cosa servono. Interiorizzano tutto, dentro di loro ci sono milioni di big-bang implosivi che creano ogni istante milioni di mondi diversi, e di questi grandiosi istanti zero, negativi e generativi allo stesso tempo, tu non vedi che un bagliore balenare nei loro occhi. E nemmeno ci tengono a farti sapere di più di questo.
Ché loro son sobri, non edere ma rari fiori d’altura.