notte. un’atmosfera densa, scura, quasi di gitano silenzio.
vicino alla strada tra gli alberi fitti un tendone scarsamente illuminato, giallo scarno, piantato su un campetto da calcio in cemento, con dentro vecchia mobilia tavoli travi in centro, cemento intorno, un gruppetto di amici in piedi in cerchio.
fuori un caravan che se ci entri è tutto stipato di arredamento illuminato da un neon morente che fa luce a intermittenza e c’è un piccolo cesso fluorescente fatiscente.
pochi minuti dopo. tre distesi sui tavoli due sulle panche una coppia ha trovato una vecchia sdraio cigolante in vimini, si sono sdraiati abbracciati moine. chiacchiere un po’ frastornati, sangue alla testa. cazzate progetti cazzate rievocazioni cazzate cazzate risate.
silenzio.
il tendone si piazzava per la sagra, sotto si facevano grigliate e cenoni, accorreva tutto il paese. poi hanno spostato tutto da un’altra parte ma il tendone no. il tendone è rimasto lì con panche e tavoli tutto al centro. recentemente la gente approfittava del casino che c’era sotto il tendone, avevano iniziato a portarci la roba che non serviva più. non molta ancora ma sarebbe aumentata nel tempo sarebbe diventata una discarica. qualcuno tornando da fuori paese passava di lì, se la voglia di rincasare mancava magari si poteva passare un po’ di tempo lì sotto in compagnia. il paese è tranquillo non ci sono grossi rischi il campetto di calcio in cemento di notte è illuminato da un lampione, e così il tendone.
qualcuno tira fuori un mazzo di chiavi ci gioca tra le dita. qualcuno il tintinnio lo sveglia dal torpore bestemmia gli intima di smetterla con quel rumore del cazzo ma lo fa col sorriso, lui gli fa una boccaccia ricambia il sorriso. appoggia le chiavi sul petto. si guarda le unghie di una mano per scegliere quella più lunga da rosicchiare continuando a sparare cazzate in quello che ormai è un mezzo sonno.
il caravan. di chi è quel caravan? nessuno lo sa è lì da due mesi incastrato in una nicchia del margine del bosco. vuoto sempre. di giorno ci puoi sbirciare dentro di notte anche, perché una lampada al neon si accende da sola al calare del sole chissà per che cavolo di motivo. di giorno o di notte la scena è sempre la stessa, lercio e stipato e polveroso di fuori di dentro. qualche undicenne è spesso tentato di provare a scassinare la serratura o rompere una finestra, prima o poi lo faranno e diventerà una base segreta o un eccellente nascondiglio per giocare a nascondino o prenderanno qualcosa da dentro, da usare in qualche modo.
i due sulla sdraio sono partiti. nelle braccia l’uno dell’altra e di morfeo. uno va lì scuote un po’ il braccio di lui gli sussurra dai dobbiamo andare che sono le quattro. lui si sveglia la prende per la spalla la scuote un po’ e le sussurra dai che andiamo amore. si alzano anche loro, due sono lì davanti in piedi altri tre fuori dal tendone sbirciano nel caravan come al solito, non trovano nulla di significativo come al solito. lo fanno per noia così per fare aspettando che arrivino gli altri. si salutano salgono su tre macchine vanno in strada le macchine si seguono l’un l’altra per duecento metri poi il tragitto si biforca due da una parte una dall’altra. si rivedranno qualcuno domani qualcun altro dopodomani qualcuno non smetterà mai di vedersi finché terrà aperti gli occhi.
e intanto la luce nel caravan rimarrà accesa per altre due tre ore. fino al sorgere del sole.
probabilmente un banale rilevatore di luminosità.